Ettore Campana è un esploratore dell’outdoor in tutte le sue forme. Dalla bici al trekking, dal nuoto all’alpinismo, ogni attività è una chiave per entrare in contatto con sé stesso e con l’ambiente.
Su due ruote, su due piedi, su due sci o con la forza di due braccia… cominciamo con il chiedergli come cambia il rapporto con te stesso e con la natura passando dalla bici al trekking al nuoto o all’alpinismo.
A prescindere dall’attività intrapresa, il rapporto con la Natura non cambia; il caposaldo rimane sempre il suo grande rispetto con il desiderio di esplorarla in tutte le sue incredibili sfumature.
Pedalare, correre, nuotare, camminare in montagna: ogni sport ha un respiro diverso. Rispondono a bisogni differenti o, in fondo, sono sfumature dello stesso desiderio? E se sì, qual è il comune denominatore?
Penso che tutte le attività sportive siano accomunate dallo stesso impulso intrinseco che ci porta ad indagare dentro noi stessi, motivati dal desiderio di sfidare i nostri limiti e vivere esperienze che ci facciano sentire vivi e presenti.
Hai cominciato con un viaggio in Nuova Zelanda, a vent’anni. Che cosa ti ha portato quel viaggio?
È stato il mio primo grande viaggio dettato da una profonda voglia di rinascita e scoperta. Quell’esperienza è stata senza dubbio tra le più importanti della mia vita e da dove è nata la passione per i viaggi all’avventura.
Hai spesso legato i tuoi viaggi a una missione. Hai pedalato per gli alberi (Cycling for trees nel 2022), e nel progetto “Scalo Sogni” (Alpi, Sud Africa, Caucaso, Karakorum) hai combinato ciclismo e alpinismo per ispirare i bambini dell’oncoematologia pediatrica. Ci racconti questa esperienza?
Dopo 10 anni di avventure ed esperienze “fini a se stesse”, è nato in me il desiderio di realizzare progetti che potessero fare del bene, coinvolgendo le persone e trasmettendo valori importanti. Vivere esperienze autentiche che mettessero in risalto l’importanza di credere fortemente nei propri sogni, lavorando con determinazione, passione e coraggio.

Com’è stato passare dalla ricerca della formula per vincere a quella per stare bene? Sono due strade che si incrociano o vanno in direzioni diverse?
Ho sempre evitato le competizioni e non ho mai dato grande valore alla vittoria nel suo senso più pratico, anche se è ovvio che raggiungere i proprio obiettivi conferisce grande gratificazione; in un mondo sempre più banalmente incentrato sui numeri dei record, penso sia cruciale imparare ad apprezzare il percorso del cammino; questo ci permetterà di ricercare esperienze più autentiche e non incentrate sul risultato.
Scalo Sogni è un progetto che ha voluto valorizzare l’esperienza del vissuto a discapito della ricerca di un “successo ad ogni costo”.
Se potessi parlare al te stesso di qualche anno fa, quando lo sport era una conquista, cosa gli diresti?
Di rallentare, fermandoti ad osservare le straordinarie forme della Natura.
Il senso della fatica: può capirlo davvero chi non fa sport? O resta un linguaggio decifrabile solo con il corpo?
La fatica è un elemento imprescindibile per ogni sportivo; è un mantra che ti accompagna durante i momenti difficili ed è proporzionato al senso di realizzazione che ne deriva.
Ma la fatica non deve esser necessariamente fisica. Senza testa i muscoli non contano nulla. Le più grandi imprese ed invenzioni della storia umana sono state realizzate da persone che non hanno mai smesso di crederci, dimostrando una determinazione straordinaria che gli ha permesso di superare limiti ritenuti impossibili.

E il rigore, cos’è? Una bussola necessaria o una guida evitabile?
Il rigore, così come la disciplina, sono chiavi essenziali per raggiungere determinati traguardi nella vita. Qualsiasi siano i tuoi obiettivi, senza impegno, costanza e dedizione sarà davvero difficili realizzarli
Parliamo di bici. È un mezzo per colmare dei vuoti (che tutti abbiamo), o per attraversarli, magari perdendo la strada?
Seppur abbia sempre pedalato in tutte le mie esperienze di vita per il mondo, la scintilla è scoppiata nel 2022 quando vivevo nelle Montagne Rocciose Canadesi; affrontai l’inverno più gelido della mia vita, con picchi fino a -40 in sella ad una vecchia bici sgangherata degli anni 80’ pagata 50$; con lei ho vissuto momenti avvincenti che mi hanno permesso di raggiungere un ulteriore senso di libertà, amplificando il senso di avventura.
Hai mai scelto la tua bici al posto di qualcos’altro? Una persona, un lavoro, una sicurezza?
Può essere, anche se onestamente non ci ho mai pensato. Di sicuro è stata in grado di colmare un vuoto emotivo dettato da una “vita da nomade “che ha reso difficile instaurare rapporti sociali profondi.

E la felicità? Si incontra (letteralmente e metaforicamente) in discesa o in salita?
Penso che la vera felicità stia nel saperla riconoscere ed esser consapevoli dei momenti speciali che stiamo vivendo. In un mondo frenetico, sovrastato da impulsi e distrazioni, la consapevolezza del momento presente è fondamentale per vivere a pieno ogni nostra esperienza.
Dai due consigli agli amici di BAM: un luogo e un libro. E dicci anche perché?
Un libro che mi ha sempre affascinato ed inspirato è: “Un mondo perduto” di Walter Bonatti. La storia di un superuomo che ha saputo compiere imprese umane e sportive ancora oggi irripetibili.
Scegliere un solo luogo invece è davvero difficile: il mio consiglio è di raggiungere quel posto che tanto sognate, per vivere intensamente senza rimpianti.
