BAM! È il raduno di chi viaggia in bicicletta

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5-7 giugno 2026
Villa Contarini • Piazzola sul Brenta

ARRIVO A NORD OVEST: WILLY MULONIA

Disavventure belle raccontate bene

La felicità non è reale se non è condivisa? 
Devi ancora fare sapere alla tua famiglia che quella volta eri andato in bici e non in viaggio di lavoro?
Condividi con noi il racconto della tua avventura in bicicletta, sulle montagne di Katmandu o dietro casa.
I racconti più belli saranno pubblicati nell’apposita sezione del blog di BAM!
Al BAM! riserveremo una accoglienza speciale ai nostri scrittori.

Istruzioni:

Massimo una cartella (2000 battute, spazi inclusi) + 3/5 foto orizzontali (1200×800 px).

Invia il tuo racconto a info@bameurope.it

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Da quasi vent’anni, Selle SMP è al fianco di Willy Mulonia, sostenendolo nelle sue imprese estreme, visionarie, spesso al limite dell’impossibile. Un legame che nasce da valori condivisi: la ricerca dell’essenziale, la passione per la bici come strumento di libertà e conoscenza, la voglia di esplorare fuori ma soprattutto dentro se stessi.

Quella tra Willy e Selle SMP è una storia di fiducia, coraggio e chilometri, fatta di ghiaccio, deserto, polvere, vento e sogni che hanno sempre avuto una sola direzione: avanti.

1. Puoi raccontarci cos’è la Iditarod Trail Invitational e cosa ti ha spinto a partecipare?

La Iditarod Trail Invitational (ITI) è la gara di resistenza invernale più lunga al mondo. Forse tecnicamente la più complessa. In 40 anni ha cambiato varie volte nome e governance. Iniziò come IDITABIKE e oggi si chiama ITI. Si svolge lungo lo storico Iditarod Trail, in Alaska, rievocando il vitale tentativo di portare un vaccino fino a Nome, colpita da un’epidemia di difterite che all’inizio del ‘900 dimezzò la popolazione della cittadina alaskana.
Oggi la ITI si svolge in un ambiente dove il freddo, la solitudine e la natura incontaminata sono gli ingredienti perfetti per: farti saltare per aria, prima e poi per farti crescere.
La mia prima partecipazione risale al 1999. Non c’erano fat bike, niente GPS, niente Internet come lo conosciamo oggi. Non c’erano le attrezzature di oggi: c’era solo il bisogno urgente di salvarmi, di ritrovare un equilibrio mentale che sentivo sfuggirmi. Era un atto di incoscienza, forse, ma anche di profonda necessità. In quell’immensità bianca, cercavo di perdermi per potermi ritrovare.
E ancora oggi, guardandomi indietro, penso che quello slancio d’incoscienza sia stata una delle scelte più autentiche della mia vita.

2. Com’è stato per te vedere da vicino il Burled Arch? Cosa rappresenta per te questo traguardo?

Questa era l’ottava volta che partecipavo alla ITI e la terza in cui arrivavo sotto il Burled Arch, il leggendario arco di legno che segna la fine del percorso a Nome, sullo Stretto di Bering.
Ma quest’anno è stato diverso. Non l’ho vissuto come un semplice traguardo, come un punto di arrivo. Al contrario, giusto 100 metri prima di entrare in meta ho sentito con una forza nuova che quell’arco rappresentava un potentissimo punto di ripartenza. Come se ogni fatica, ogni chilometro, ogni dubbio superato lungo il cammino avesse costruito in me la base per qualcosa di nuovo.
Una rinascita. Un orizzonte ancora tutto da esplorare.
Mi ci sono voluti 26 anni per arrivare fin qui, 26 anni di ostinazione, di errori, di silenzi, di ripartenze interiori. E la cosa più bella è che non sono arrivato da solo: con me c’erano mio fratello Tiziano, Roberto Gazzoli, l’amico fraterno e quattro statunitensi, prima rivali e oggi nuovi amici.
A volte ci illudiamo che la vittoria sia il momento in cui tutti ci applaudono. Ma la vera vittoria è silenziosa. È il momento in cui, dopo anni di tentativi, errori, dolori e ripartenze, ti guardi dentro e riconosci la persona che sei diventato durante il Viaggio.
E poi, i traguardi veri non si conquistano: si condividono. Come la Felicità e la Bellezza.

3. Nel tuo racconto parli di “sogni che iniziano da casa”. Quanto è mentale un’avventura come questa?

Ogni desiderio di avventura è mentale. Il sogno, la partenza, la sfida vera iniziano molto prima di mettere piede sul ghiaccio: nascono a casa, nei giorni in cui nessuno ti vede, mentre prepari dentro di te le armi per non mollare quando i pensieri negativi busseranno alla porta.La testa ti sostiene quando il freddo ti spezza, quando la fatica ti svuota, quando ogni parte di te ti urla di fermarti. E proprio lì capisci che il vero terreno di conquista non è l’Alaska: è la tua mente. È lì che si vince o si perde. È lì che impari che il sogno non è solo arrivare: è crederci, agire, resistere e, alla fine, vedere!
E che ogni passo nello sconosciuto comincia da molto, molto prima. Comincia da casa. Da dentro. Tutti noi, in fondo, siamo potenzialmente degli “Eroi” con il nostro proprio cammino che ci aspetta. Per scoprirlo dobbiamo dare il primo passo, e poi proseguire con l’altro milione che ci separa da dove vorremmo arrivare ed essere.

4. Che consiglio daresti a chi sogna di fare qualcosa di grande ma ha paura di fallire?

Direi: fallo comunque.
Hai paura di fallire? Bene. Vuol dire che per te conta davvero. Usa la paura come tua alleata, non come un limite. La paura non se ne andrà mai del tutto: impara a conviverci.
Però adesso alzati e prova. Oppure lascia perdere, per sempre. Ma non castigarti per questo: sii solo consapevole che hai scelto di restare come sei e dove sei.

5. In uno dei tuoi racconti social hai scritto: “Domani sapremo cosa potevamo fare.” Guardando indietro, oggi, cosa pensi che abbiate davvero fatto?

Abbiamo costruito qualcosa che resterà: dentro di noi, tra di noi, e per coloro che ci stanno vicino sempre. Abbiamo dimostrato che il domani non è il posto dove si scopre cosa avresti potuto fare.
Il domani è il luogo dove raccogli quello che hai avuto il coraggio di seminare oggi.

Sabato 7 giugno Willy sarà al BAM! per raccontare le sue ultime avventure. Un appuntamento imperdibile!

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