Esperienza, tecnica e ascolto: il comfort nasce dal dialogo tra corpo e bicicletta.
Nel ciclismo, nulla è più personale della posizione in sella. Con il supporto di Selle SMP e l’esperienza di Nicola Amadini – N2 Bike Fit, esploriamo il valore di un bike fitting fatto su misura e l’importanza di una sella progettata per rispettare l’anatomia, prevenire i fastidi e migliorare ogni pedalata.
Questa intervista nasce per chi cerca risposte pratiche, soluzioni efficaci e, soprattutto, il piacere
autentico di pedalare bene, ovunque e a lungo.
1. Iniziamo dalla fine: molti si accorgono che qualcosa non va solo dopo ore e ore in sella. Cosa dovrebbe farci accendere un campanello d’allarme, prima che sia troppo tardi?
Vorrei premettere che il bike fitting è un servizio che nasce da un rapporto diretto, uno a uno, con la
persona che ho davanti. Ogni scelta di posizionamento è influenzata in primo luogo dalla postura individuale, che a sua volta riflette il vissuto personale: infortuni, attività sportive praticate, lavoro, abitudini quotidiane, motivazioni che portano ciascuno a pedalare.
È importante sottolineare che questo contesto fortemente soggettivo deve incontrarsi con l’oggettività della fisica e delle regole geometriche della bicicletta. Ed è proprio in questo punto d’incontro – tra i vincoli del corpo e quelli del mezzo meccanico – che si costruisce un assetto realmente funzionale. Su che base è stata scelta la taglia della bici? Perché quel tipo di componenti? Sono adeguati all’utilizzo reale che se ne fa?
Detto questo, se si avvertono fastidi già dalla prima ora in sella – come formicolii a mani o piedi, o un appoggio sella problematico – e questi non si manifestano nella vita quotidiana, è chiaro che la posizione non è ottimizzata. La distribuzione dei pesi probabilmente non è corretta e va rivista.
Inoltre, è qui entra in gioco anche una sella pensata per il corpo umano, come quelle di Selle SMP: progettate per rispettare l’anatomia, alleggerire la pressione sulle zone delicate e offrirti il supporto giusto dove serve.
2. Spesso si pensa che “una sella vale l’altra” finché non si sente dolore: perché aspettare il disagio per intervenire?
Chiunque abbia avuto modo di provare selle diverse, anche solo per esigenze pratiche, si rende conto rapidamente che non tutte si equivalgono. La sella è uno dei componenti più determinanti per il comfort in bici e influisce direttamente sulla capacità di restare in sella a lungo e di godere della pedalata.
Intervenire solo quando compare un disagio significa ignorare quanto possa incidere una scelta poco adatta. La sella va scelta in base alla propria conformazione, ma anche considerando il tipo di bici, l’assetto e lo stile di pedalata. Il posizionamento del bacino, la postura generale, il tipo di appoggio sono tutti fattori centrali.
Marchi come Selle SMP, ad esempio, propongono una gamma ampia che permette di adattarsi a molte configurazioni e necessità, dalla bici urbana a quella da corsa. Sono selle nate da una filosofia: quella per cui il comfort non è un lusso ma una condizione necessaria per godersi davvero la bici. Non si tratta solo di gusti o estetica, ma della ricerca di un’interazione efficace tra ciclista e mezzo.
3. Nel bike fitting, quanto contano le misure oggettive (ischi, flessibilità, ecc.) e quanto invece l’esperienza soggettiva del ciclista?
Come premesso in precedenza, il bike fitting è sempre un incontro tra oggettività e soggettività. Da un lato ci sono dati misurabili come la distanza ischiatica, la flessibilità articolare, l’atteggiamento del bacino, la morfologia degli arti inferiori, la quantità di massa muscolare e tessuto adiposo nella zona dei glutei e delle cosce. Dall’altro lato, però, c’è l’esperienza personale del ciclista: il suo vissuto in sella, le sensazioni soggettive, la percezione di comfort o disagio.
In pratica, i dati oggettivi ci danno una direzione, ma è il feedback del ciclista – durante la pedalata e dopo diverse ore in bici – a confermare se stiamo andando nella direzione giusta. L’obiettivo non è una posizione teoricamente perfetta, ma un assetto efficace e sostenibile, che permetta di pedalare senza fastidi.

4. Durante un viaggio in bici, il corpo cambia: ci si adatta, si caricano borse, cambia la postura. Come si tiene conto di tutto questo nella scelta della sella?
È una domanda complessa, e ammetto che mi mette in leggera difficoltà, perché l’idea che “il corpo cambi durante un viaggio” è vera, ma va interpretata. Sì, il corpo si adatta: si affatica, recupera, si abitua a nuove abitudini posturali, ma non cambia in modo strutturale nell’arco di qualche giorno o settimana. La posizione in sella dovrebbe rimanere funzionale, stabile e sostenibile sin dalla partenza.
Per quanto riguarda il carico, le borse non dovrebbero alterare il nostro assetto: è piuttosto la scelta e il posizionamento delle borse a dover rispettare la nostra posizione e non interferire con essa.
Una sella adatta deve quindi essere scelta in funzione del corpo e del modo in cui si pedala, anche in viaggio, cercando soluzioni che garantiscono supporto e stabilità nel tempo, senza aspettare che il dolore ci imponga un cambiamento. Selle SMP per esempio, come brand, gioca un ruolo chiave poiché le loro selle sono pensate per rispettare la fisiologia del ciclista, ridurre la pressione nelle zone sensibili e migliorare il flusso sanguigno anche dopo ore e ore di pedalata.
5. Nel mondo del cicloturismo, comfort e prevenzione contano più della performance pura. Cosa rende Selle SMP una scelta così azzeccata per chi viaggia, anche su tappe molto lunghe o con carichi pesanti? Serve per valorizzare la collaborazione con SMP e spiegare i vantaggi reali.
Credo sia un errore contrapporre comfort e performance: anche chi viaggia in bici “performerà” meglio se si trova in una posizione comoda e sostenibile. In ambito cicloturistico, la postura tende a essere meno dinamica e più statica, con una pressione maggiore sull’appoggio in sella, specialmente quando si pedala a bassa intensità o con carichi aggiuntivi.
Chi viaggia in bici ha esigenze particolari: passaggi più lunghi in sella, carichi aggiuntivi e una pedalata spesso meno intensa. In questi casi è fondamentale che la sella garantisca una distribuzione equilibrata dei pesi e un buon livello di sostegno, soprattutto perché aumenta la pressione sull’appoggio.
Alcuni modelli Selle SMP, grazie alla loro struttura e all’imbottitura ben calibrata, si prestano molto bene a questo tipo di utilizzo, offrendo comfort e stabilità anche su terreni irregolari o tappe prolungate, senza compromettere l’efficienza della pedalata.
6. Spesso si tende ad associare il bike fitting al mondo agonistico. Quanto invece può cambiare la vita a un semplice cicloturista?
Il bike fitting è uno strumento prezioso per chiunque pedali, indipendentemente dall’obiettivo o dal livello. Anzi, spesso è proprio il cicloturista o il neofita a trarne i benefici maggiori: chi ha meno esperienza tende più facilmente ad assumere posizioni scorrette, con carichi mal distribuiti e gesti poco naturali, che nel tempo possono tradursi in fastidi o infortuni.
Un buon posizionamento in sella migliora il comfort, l’efficienza e anche il piacere stesso di pedalare, rendendo ogni viaggio più fluido e sostenibile, tappa dopo tappa. Serve a sfatare un mito.
7. Nella tua esperienza, c’è stato un caso in cui una semplice scelta della sella ha “salvato” un cicloviaggiatore? Spazio ad aneddoti personali che coinvolgano.
Capita più spesso di quanto si pensi! È quasi un classico: qualcuno arriva da me pochi giorni prima di partire per un viaggio lungo, con una bici nuova o appena montata, e lamenta formicolii, male al sedere o alla schiena. Il colpevole? Quasi sempre una sella sbagliata o un montaggio improvvisato.
Ricordo un ragazzo che stava per partire per Capo Nord: era disperato, già dopo due ore in bici non riusciva a stare seduto. Abbiamo cambiato la sella, fatto due regolazioni veloci e… mi ha scritto da Oslo dicendo che non aveva più avuto dolori. Morale: a volte basta poco, ma fatto bene (e non all’ultimo!).

8. Cosa cambia nel fitting tra chi fa cicloturismo leggero e chi fa bikepacking estremo? Domanda tecnica per diversificare i profili di chi viaggia.
Il concetto di “bikepacking estremo” può voler dire tante cose: più ore consecutive in sella, più dislivello, percorsi tecnici o semplicemente giorni e giorni senza pause. Ma più che il tipo di viaggio, ciò che davvero influenza il fitting è la persona.
In generale, se si pedala tante ore con carichi importanti, serve una posizione solida ma sostenibile nel tempo. Il cicloturismo leggero magari permette una postura un po’ più dinamica, mentre nei viaggi più “spinti” si punta a stabilità e comfort assoluto. Però il fitting parte sempre dal corpo che si ha davanti, dal suo modo di reagire e da quanto margine di adattamento possiede. Le etichette servono poco: è la pratica che parla.
9. C’è un errore che i cicloviaggiatori fanno spesso quando scelgono la sella, e che tu cerchi sempre di correggere? Una domanda che aiuta a trasmettere competenza e dare valore pratico.
Uno degli errori più comuni è lasciarsi guidare dal passaparola o dal marketing: “Me l’ha consigliata un amico”, “l’ho vista su Instagram”, “è la più venduta”. Ma la sella non è un accessorio universale: è un punto di contatto delicato, soggettivo e molto personale.
Quella che funziona benissimo per qualcun altro può diventare un incubo dopo 50 km. Il mio lavoro spesso parte proprio da lì: aiutare la persona a capire cosa serve a lei, non a chi ha accanto. E questo richiede ascolto, test e, a volte, qualche tentativo. Ma una volta trovata la sella giusta, cambia tutto.
10. Che ruolo ha il test diretto della sella, e come può cambiare le percezioni di un ciclista rispetto alla teoria? Utile per spiegare l’approccio pratico dell’evento
Il test sella è fondamentale perché permette di passare dalla teoria alla pratica in modo immediato.
Non si tratta solo di misurare la distanza tra gli ischi o osservare la postura del bacino (antiversione o retroversione), ma di integrare più elementi: il tipo di bici, l’uso che se ne fa, il rapporto tra altezza e peso, e anche il tono muscolare.
Attraverso questo approccio si escludono le selle inadatte già in partenza e si restringe il campo a pochi modelli coerenti con le caratteristiche individuali. Selle SMP, ad esempio, è uno di quei marchi che va provato per essere capito. Il design è unico, con l’apertura centrale e la forma a becco d’aquila che ti fa sedere in modo molto diverso rispetto a una sella tradizionale. All’inizio può spiazzare ma quando il corpo si “sintonizza”, ti accorgi che tutta quella struttura è lì per un motivo: per eliminare pressione, dare supporto nei punti giusti e lasciarti pedalare per ore senza il bisogno di “cambiare posizione ogni cinque minuti”.
Ma c’è un punto cruciale: anche la sella “giusta” non funzionerà se la posizione in bici non è corretta.
Per questo il test ha senso solo se inserito in un contesto più ampio, dove la prova pratica conferma le scelte fatte e restituisce un vero feedback sensoriale, spesso molto diverso da quanto il ciclista si immaginava prima di sedersi in sella.
Ecco perché durante il BAM! non vogliamo dare solo informazione ma creare esperienza: sali, pedala, senti. Le misure dicono tanto, ma le sensazioni raccontano tutto il resto.
