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5-7 giugno 2026
Villa Contarini • Piazzola sul Brenta

L’Islanda di Joffrey Maluski

Disavventure belle raccontate bene

La felicità non è reale se non è condivisa? 
Devi ancora fare sapere alla tua famiglia che quella volta eri andato in bici e non in viaggio di lavoro?
Condividi con noi il racconto della tua avventura in bicicletta, sulle montagne di Katmandu o dietro casa.
I racconti più belli saranno pubblicati nell’apposita sezione del blog di BAM!
Al BAM! riserveremo una accoglienza speciale ai nostri scrittori.

Istruzioni:

Massimo una cartella (2000 battute, spazi inclusi) + 3/5 foto orizzontali (1200×800 px).

Invia il tuo racconto a info@bameurope.it

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Joffrey Maluski è un fotografo e viaggiatore che ha fatto dell’esplorazione il suo stile di vita.
Appassionato di bikepacking e attività outdoor, ama raccontare il mondo attraverso immagini che catturano l’essenza dei luoghi che attraversa.

Dopo un road trip di due anni dal Canada al Guatemala, ha scelto la bicicletta come mezzo per spostarsi, spingendosi lungo percorsi remoti tra Alpi, Pirenei, Islanda e Lapponia, fino a Capo Nord. La pandemia ha cambiato i suoi piani di viaggio, ma gli ha aperto nuove prospettive sull’avventura su due ruote.

Le sue fotografie non si limitano a documentare paesaggi, ma trasmettono la sensazione di trovarsi in quei luoghi, immersi nella natura selvaggia. 

Abbiamo voluto saperne di più sul suo percorso e sulle esperienze che lo hanno portato a esplorare il mondo in questo modo.

L’Islanda, Joffrey Maluski, l’ha attraversata in lungo e in largo. Nell’estate 2021 ha percorso in sella alla sua bici 3000 km tra vulcani, ghiacciai, fiumi e deserti sabbiosi e poi ha voluto provare l’esperienza di vivere questo paese in inverno, quando tutto è coperto da neve e ghiaccio. 

Ha pedalato in solitaria per 1000km, dal punto più orientale a quello occidentale, scegliendo percorsi non battuti e sfidando condizioni climatiche davvero impegnative.

L’abbiamo intervistato appena rientrato dalla sua ultima avventura nei Pirenei.

L’estate del 2021

Quali sono i ricordi più vividi del tuo primo viaggio in Islanda?

Sicuramente il vulcano. Siamo stati fortunati perché nei primi giorni del nostro soggiorno era molto attivo. Vederlo è stata un’esperienza incredibile! Oltre a questo, il tratto di 90 chilometri a nord del ghiacciaio Hofsjökull, percorso in due giorni, è stato straordinario e impegnativo. Si trova nel cuore dell’Islanda, lontano da tutto, e ti fa sentire completamente isolato. Il ghiacciaio è a pochi chilometri di distanza e ci sono molti fiumi da attraversare. Due di questi sono particolarmente grandi, gelidi e pericolosi. Tutti ci dicevano che non saremmo riusciti ad attraversarli in bicicletta, ma eravamo lì per l’avventura e la sfida. In effetti, l’ultimo prima di rientrare sulla F35 era troppo impetuoso per essere guadato. Così abbiamo dovuto cercare un punto più a monte, dove il fiume si divideva in diversi canali e banchi di sabbia. Abbiamo attraversato da una lingua di sabbia all’altra, assicurando le biciclette con una corda, e alla fine siamo riusciti a raggiungere la F35 dopo un difficilissimo viaggio di 16 ore.

In che modo attraversare gli altopiani ha influenzato la tua percezione del bikepacking in ambienti selvaggi?

Gli altopiani islandesi presentano sfide uniche, come l’attraversamento dei fiumi e la necessità di totale autonomia. Per me, questa è l’essenza del bikepacking: abbracciare l’ignoto, adattarsi al terreno e trovare gioia nella semplicità dell’essere completamente immersi nella natura selvaggia.

Il ritorno in inverno

Cosa ti ha spinto a tornare in Islanda in inverno? Era più una sfida personale o il desiderio di vedere il paesaggio in un modo diverso?

Dopo il viaggio estivo in Islanda, avevo un solo pensiero in mente: tornare in inverno, quando l’Islanda si mostra nella sua forma più selvaggia. L’itinerario ha preso rapidamente forma: tracciare una linea nella neve, da Seyðisfjörður, nell’estremo est, fino a Bjargtangar, nell’ovest, passando a nord dei tre più grandi ghiacciai dell’isola (Vatnajökull, Hofsjökull e Langjökull). Ho sempre amato i paesaggi innevati, il freddo intenso e le sfide che ne derivano.

Come ti sei preparato fisicamente e mentalmente per affrontare il freddo estremo e la solitudine?

Per me, la preparazione fisica e mentale è un processo graduale. Ho sempre avuto una passione per il campeggio sulla neve, sia da solo che con amici, il che mi ha naturalmente preparato a viaggi sempre più impegnativi. Ho iniziato con un’avventura in bicicletta e sci nelle Alpi del Sud, poi un viaggio invernale a Capo Nord, e infine in Islanda.
Prima di partire per un’impresa come questa, è essenziale valutare le principali difficoltà e pericoli. In questo caso, significava verificare la fattibilità di pedalare sulla neve, gestire il freddo estremo, attraversare i fiumi e affrontare le tempeste islandesi, che possono essere estremamente pericolose. Una volta identificati questi aspetti, bisogna valutare le proprie conoscenze ed esperienze per capire se si è in grado di affrontarli con un rischio accettabile. Se la risposta è sì, allora si parte; se no, bisogna allenarsi e testarsi con altre avventure. La chiave è essere consapevoli dei rischi e saperli gestire, rimanendo sempre adattabili agli imprevisti.

L’esperienza con la fatbike

Questa è stata la tua prima esperienza con la fatbike: cosa hai imparato rispetto al bikepacking tradizionale?

Avevo una Rocky Mountain Blizzard con trasmissione 1×12 (10-51 30T) e pneumatici chiodati da 4,5 pollici. In generale, il principio è lo stesso, ma la fatbike è più lenta a causa delle gomme più larghe, quindi bisogna apprezzare il viaggio a un ritmo più rilassato. Sulla neve, ho dovuto gestire la pressione delle gomme. La parte più difficile all’inizio è stata la pulka: un peso imprevedibile che pende dietro, a volte facendo da ancora, altre ondeggiando lateralmente a suo piacimento. Dovevo mantenere un’andatura costante mentre pedalavo. L’adattamento è stato abbastanza rapido, nonostante la sensazione strana della pulka che, fissata con delle barre, colpiva la parte posteriore della bici.

Come hai gestito un carico di 78 kg in un terreno così ostile? Qual era il tuo setup?

Bisogna accettare di andare piano. Il primo giorno sono partito da Egilsstaðir per fare un giro fino a Seyðisfjörður e iniziare davvero il viaggio dal mare. Ma per arrivarci ho dovuto superare un passo di 600 metri, con 1.200 metri di dislivello già nel primo giorno: un inizio impegnativo! Più avanti, sugli altopiani, ho usato la fatbike con la pulka, il che mi ha permesso di alleggerire la bici sulla neve e, in caso di condizioni troppo difficili, di trainare la bici sulla pulka camminando. È successo una volta a nord del Vatnajökull.

Solitudine

Viaggiare senza compagni significa affrontare ogni difficoltà da solo. Qual è stata la parte più dura di questa esperienza?

Nei viaggi più tranquilli, adoro viaggiare con gli amici per condividere esperienze e ricordi. Ma nelle avventure più remote e impegnative come questa, mi piace anche andare da solo. Essere soli ti permette di immergerti completamente nell’ambiente e nel viaggio. Certo, significa dover contare solo su se stessi, senza nessuno che aiuti nei momenti difficili, ma è proprio questo che mi piace. Le sfide diventano più personali e superarle è incredibilmente gratificante. Inoltre, in spedizioni così intense, è difficile trovare qualcuno con lo stesso ritmo, mentalità ed esigenze. Viaggiando da soli, si può vivere l’esperienza al proprio passo.

La solitudine può anche portare a riflettere: hai scoperto qualcosa di nuovo su te stesso durante quei giorni in Islanda?

Nel mondo frenetico in cui viviamo, è facile dimenticare cosa significhi davvero vivere il presente. La quiete dell’Islanda mi ha ricordato quanto sia potente semplicemente “essere”, fermarsi ad ascoltare l’ambiente e riscoprire il valore della lentezza.

La natura islandese

C’è stato un momento in cui hai sentito in modo speciale la potenza della natura?

Essere da solo nella mia tenda, nel mezzo di una tempesta a nord del Langjökull, è stato un momento indimenticabile. Il vento ululava e le raffiche scuotevano la tenda, facendomi sentire completamente vulnerabile. Dovevo restare calmo e concentrato, accettando l’incertezza del momento, sapendo che tutto poteva cambiare in un istante. Ma proprio in quell’istante ho percepito tutta la bellezza e la forza della natura.

Come descriveresti l’Islanda a qualcuno che non l’ha mai vista?

L’Islanda, in inverno ma forse ancor più in estate, è come un altro mondo. È una terra di contrasti, dove il fuoco incontra il ghiaccio, con ghiacciai che si estendono su paesaggi vulcanici, cascate infinite, geyser che eruttano e spiagge di sabbia nera. I colori cambiano con le stagioni, dal verde brillante dell’estate ai toni glaciali dell’inverno. È un luogo che ti fa sentire piccolo, ma incredibilmente connesso alla natura.

Lezioni apprese

Dopo aver completato questa sfida, quali lezioni porterai con te nei tuoi futuri viaggi? Torneresti in Islanda? Se sì, cosa ti piacerebbe esplorare la prossima volta?

Una delle lezioni più importanti è l’adattabilità. In condizioni così estreme, nulla va mai esattamente come previsto. Bisogna leggere costantemente l’ambiente, adattare le proprie aspettative e prendere decisioni in base a ciò che la natura permette. Pazienza, resilienza e la capacità di accettare l’incertezza sono abilità che plasmeranno tutte le mie future avventure.
Sì, mi piacerebbe molto tornare in Islanda. Non ho ancora un itinerario preciso in mente, ma sicuramente mi spingerei nel cuore degli altopiani.

L’Islanda è solo uno dei tanti viaggi straordinari che hai intrapreso: i Pirenei, Capo Nord, il viaggio sulla zattera di plastica… Come immagini i tuoi viaggi? Cosa ti spinge a scegliere le tue destinazioni?

Vedo i miei viaggi come una continua ricerca di avventura e nuove sfide. Per me, il bikepacking è molto più che pedalare. Mi piace aprire Google Maps e tracciare una linea estetica tra A e B, cercando percorsi che mi portino attraverso paesaggi remoti, condizioni climatiche difficili ed esperienze non convenzionali. Che si tratti di affrontare terreni impervi, costruire qualcosa di unico come la zattera di plastica o combinare la bicicletta con altre attività come lo sci-alpinismo, l’alpinismo e il parapendio, il mio obiettivo è sempre quello di esplorare il mondo in modi nuovi e inaspettati.

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