Definire Claudio Piani un viaggiatore, pensando all’idea di viaggio che abbiamo in testa tutti, bene o male (idea, organizzazione, partenza, esperienza, ritorno), è riduttivo ed è difficile trovare le domande giuste.
Sarebbe più giusto parlare di avventura, di esplorazione, di vita, gli stessi ingredienti che troviamo nelle storie di Bonatti o di Sylvain Tesson.
Claudio ha iniziato la sua vita da nomade nel 2014, dopo aver lasciato il lavoro e deciso di attraversare l’Asia senza prendere aerei. Ha viaggiato per anni, usando i mezzi pubblici, l’autostop o camminando e lavorando come taglialegna in Russia, pastore in Mongolia e insegnante di basket in Cina. Dal 2018 ha iniziato a viaggiare in bicicletta, attraversando l’Asia e l’Europa, fino alla sua più recente avventura verso l’Everest.

Come nasce l’idea dei tuoi viaggi? perché scegli una destinazione piuttosto di un’altra?
Tutto è nato per caso nell’estate del 2014 quando, dopo essermi licenziato, deciso di prendermi un anno sabbatico per attraversare l’Asia via terra. In quel momento non sapevo che mi sarei innamorato di questo continente e che nei successivi 10 anni avrei continuato a vivere da “nomade” proprio in Asia. Le destinazione dei miei ultimi viaggi sono state quindi “decise” con l’intento di visitare l’Asia, sempre via terra, attraverso le sue quattro vie principali: Transiberiana, Via della Seta seta, Via della seta “meridionale” ed hippie trail.
Raccontaci del tuo viaggio fino all’Everest. Immagino non sia facile riassumerlo, per cui ti chiediamo quali sono stati i momenti che porterai nel cuore.
Attraversare l’Afghanistan da solo, in bicicletta è stato sicuramente il mese più faticoso ed esasperante della mia vita ma anche il più ricco di scoperte introspettive. In generale è stato un viaggio complicato sempre impegnato a “combattere” freddo o calura, deserti o aspri dislivelli, talebani o animali selvatici. Questo ha fatto sì che abbia avuto pochi momenti nei quali realmente pensare a qualcosa di diverso che non fosse il “sopravvivere” e lasciarmi trasportare solo dalle emozioni. Quando sono arrivato all’ultimo chilometro prima del campo base dell’Everest, tutte le emozioni accumulate in otto mesi sono esplose senza controllo… e mi sono trovato a piangere con un bambino davanti al Lhotse e al Numpse… uno dei momenti più magici della mia vita.
Inizio dei viaggi: Cosa ti ha spinto a cambiare vita nel 2014 per iniziare a viaggiare?
Avevo la fortuna di avere una vita piacevole e soddisfacente che mi ero ritagliato e costruito negli anni: tanti amici, bellissimo lavoro, ottimo stipendio e le estati libere per viaggiare. Il sogno però era di fare un “grande viaggio”, senza data di ritorno e che andasse oltre il mese di vacanza estivo. Volevo vivere avventure straordinarie e volevo scoprire il mondo non occidentalizzato e globalizzato. All’epoca non sapevo sarei rimasto in giro per 10 anni
Come descriveresti il tuo modo di viaggiare? Cosa significa per te viaggiare in bicicletta?
Credo di essere un nomade viandante. Nomade perché per sostentarmi lavoro dove capita e dove mi capita: Italia, Mongolia, Russia, Australia, Cina, Svizzera… Viandante perché non viaggio più per vedere i posti consigliati su lonely planet ma per scoprire il mondo e la bellezza delle sue genti.
Viaggiare in bici è lo strumento perfetto. Lei ti fa spostare ed è al contempo la tua “casa” con le sue borse cariche di tenda,sacco a pelo, fornelletto… in più la bici ti fa vivere il territorio: una montagna la devi valicare, un lago non è più solo un lago ma un posto dove hai campeggiato o dove ti sei lavato dopo giorni di arsura. In ultimo, in bici, se alla mercé della gente, suscitando in essi curiosità e dando loro la possibilità e la giustificazione a relazionarti con te.
Che rapporto hai con la natura che ti circonda, viaggiando in bici?
I primi tempi ero un semplice spettatore e turista: ammiravo, fotografavo, provavo a descriverla minuziosamente nel mio diario. Poi una notte, nella steppa Uzbeka, dopo che pedalavo da sette giorni da solo nel deserto, senza lavarmi, vista la scarsa riserva di acqua, e senza parlare con nessuno… ho acceso un fuoco e mi sono messo a guardare le stelle. Nella penombra è passato uno scorpione ma non ho avuto paura … mi sono sentito con un uomo preistorico protetto dal fuoco e dalle tenebre. In quel momento ho capito che non ero più spettatore della Natura ci ero completamente immerso. Da lì è come se avessimo iniziato a ballare insieme.

Incontri e culture: Hai lavorato in tanti contesti diversi, da taglialegna in Russia a pastore in Mongolia. Come queste esperienze hanno influenzato la tua visione del mondo?
Più che averla influenzata l’hanno quasi ribaltata. Vedere esseri umani come me che anziché lavorare in cambio di soldi lavorano in cambio di sopravvivenza e vita fa veramente pesare le cose in modo diverso … Noi occidentali stiamo otto ore in ufficio in cambio di soldi, c’è gente che va al fiume, munge, spacca legna in cambio di acqua, un pezzo di formaggio e una capanna riscaldata. Vedere costantemente realtà come queste, con sistemi, storie e credenze diverse dalla tua fa indubbiamente ripesare e riconsiderare il mondo da dove vieni. Il tutto è poi amplificato dalla costante sensazione che, pur non avendo quasi nulla di materiale, queste persone sembrino spesso estremamente serene e gioiose.
Filosofia di vita: Viaggiare è diventato parte integrante della tua vita. Qual è la tua filosofia di vita oggi, dopo anni di avventure?
Ho una sola “filosofia”: voglio vivere una vita incredibile. Incredibile per i miei standard. Per qualcuno incredibile può significare produrre arte, o guidare una macchina velocissima o avere una famiglia serena e felice… per me incredibile necessita un continuo processo di ricerca, esplorazione e desiderio dentro e fuori di me. Sono conscio che questo necessiti una continua instabilità e forse irrequietezza… ma sono fatto così e l’ho accettato volentieri oramai.
Viaggiare in bici per noi è incontrare persone: c’è un volto, una storia o una situazione che ricordi con piacere?
Centinaia di episodi ovviamente … centinaia di volti e centinaia di pasti… Dinara in Kazakistan, Hadi in Afghanistan, Donya in Iran, Djordje in Serbia e altre centinaia di persone che, incontrandomi in strada, mi hanno aperto le porte di casa loro senza chiedere nulla in cambio. In questo ultimo viaggio porto nel cuore la famiglia Jozic che, nella campagna croata mi ha risparmiato una notte a -2 gradi, per un letto riparato e un pasto caldo in compagnia dei loro quattro figli. Il cibo però è stato comunque meno nutriente della serata passata con Tom, il padre della famiglia, quando, messi a letto i bambini, abbiamo condiviso le nostre storie… la mia di un ragazzo cresciuto in Italia, la sua da bosniaco croato scappato in Croazia durante la guerra.

Progetti futuri: Quali sono i tuoi prossimi piani di viaggio? Hai nuove destinazioni o progetti in mente, anche se hai appena finito questo viaggio?
Ci sono quattro vie dall’Europa all’Estemo Oriente e il mio sogno era percorrerle via terra tutte e quattro. Nel 2014 feci Milano-Jakarta coi mezzi pubblici, nel 2016 Singapore-Milano in autostop, nel 2018 Tibet-Milano in bicicletta e ora, nel 2024 Milano-Everest Base camp, sempre in bici. Ovvio che questo ultimo viaggio, oltre che la realizzazione di un sogno, rappresenta un po’ la “chiusura di un cerchio” con l’Asia e forse della mia vita. Credo che nuovi continenti possano rappresentare nuove avventure, nuove sfide e nuove scoperte… ma anche “costruire” qualcosa di nuovo nella mia vita potrebbe essere una bella sfida…
Qual’è normalmente il set up della tua bici?
Il set up di Wenchen, la mia bicicletta cinese, si compone di due borse davanti che contengono una cibi e “cucina” e l’altra sacco a pelo e materasso dal peso di circa 6/7 kg l’uno. Poi ho la tenda montata sul manubrio, una borsetta sempre sul manubrio con le cose più importanti: passaporto, telefono e portafoglio. Una borsetta sul telaio con le luci per quando entro nei tunel e infine tre borse dietro con tutto l’abbigliamento che per me, in questo viaggio variava dai -5 gradi in Himalaya ai +42 in Afghanistan
Quale oggetto non strettamente necessario hai portato con te?
Due portafortuna… un amuleto tibetano in ottone con incisa la scritta “Om” trovato in Himalaya nel 2016 e che per me ha un significato straordinario e tre soldatini regalatimi da mio padre quando avevo quattro anni e che mi hanno accompagnato in tutti i viaggi della mia vita… Insieme abbiamo visitato quasi cento paesi…
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E se volete conoscerlo e fargli qualche domanda di persona vi possiamo già anticipare che Sabato 7 Giugno sarà con noi al BAM!
