Mantova | 7-9 giugno 2024

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In Bosnia con Strade Montane

martedì, 5 Dicembre, 2023

E questestate che si fa?” 
Questa è la domanda che tutti si pongono quando si chiude la bici in garage al riparo dal freddo. Giovanni di Strade Montane ci ha raccontato la sua avventura solo braga a zonzo per lEuropa, chissà che la Bosnia diventi anche un nostro ambizioso progetto per il futuro.

Photo Credit: Giovanni Zati

“Dopo l’esperienza in Corsica, avevamo in mente di violentare i telai su percorsi impegnativi e il più possibile lontani dai grandi traffici. Cercavamo soprattutto un territorio che avesse poco a che fare con i paesaggi più comuni del nostro continente. E così dopo interminabili ore su Komoot a scandagliare raccolte, percorsi, e una miriade di pagine su internet, abbiamo scelto la Bosnia, quello Stato in cui si sente già aria di Oriente e di cui ormai se ne sente parlare poco se non pochissimo.

Un viaggio di dieci ore in furgone stracolmo di bici, borse, abiti a caso e altro materiale indefinito buttato alla rinfusa, ci porta a Dubrovnik alle ultime luci del giorno. Carichiamo tutto il necessario nelle borse, luci accese e si comincia a pedalare ovviamente in salita. La Croazia dura poco; in meno di 40 minuti ci troviamo alla prima frontiera per raggiungere Ivanica, partenza e arrivo ufficiale del nostro viaggio lungo i Balcani.

Photo Credit: Giovanni Zati

Se il primo giorno il Ciro Trail ci regala un percorso a terreno misto che ripercorre l’antica ferrovia austro-ungarica che collegava Dubrovnik e Mostar, è dopo la città dello Stari Most che ci ritroviamo a più di 1.000 metri di quota sulle Alpi Dinariche, dove non incontriamo nessuno se non due pastori, che ci accolgono nel loro piccolo rifugio immerso in uno splendido altipiano.
Ogni giornata è un divertente – e impegnativo – sù e giù tra sentieri e strade forestali ad alta quota prive di impronta umana per chilometri. 
Chi vorrà poi cercare una conferma nella noiosa narrazione di paese in bilico tra Oriente e Occidente, sarà ben presto deluso: qui di occidentale a noi non perviene nulla, anzi, siamo piuttosto contenti di avere a che fare con persone, luoghi e modi di interpretare il mondo parecchio diversi dal nostro. Delle due, percepiamo un mondo in equilibrio tra voglia di modernità da un lato e piena ruralità dall’altro. Lo notiamo dopo una lungo e divertente settore sterrato a Babin Do, il comprensorio sciistico della Bjelasnica nato per le Olimpiadi dell’84, in cui un certo stile brutalista vuole comunicare uno slancio al moderno, bruscamente interrotto dal conflitto degli anni Novanta, mentre a Kalinovik ritroviamo fattorie e pascoli; un genuino mondo contadino attraversato dalla Via Dinarica.

Photo Credit: Giovanni Zati

Buona parte del viaggio si sviluppa su ampie vallate immerse nel verde e dominate dalle alte cime alpine che dominano i paesaggi dei grandi altipiani verso Lukomir o le strade boscose del Parco Nazionale Sutjeska, che sfoggiano orgogliose i tanti Spomenik: i monumenti dell’ex Jugoslavia in cemento armato, dedicati ai grandi eventi del popolo slavo. A Tjentište la Valle degli Eroi ne ospita uno tra i più belli e imponenti.
In generale gli unici centri abitati li troviamo solo all’inizio e alla fine della tappa, mentre lungo il percorso, rari sono i piccoli paesini dove fare una pausa gustando un caldo kafa domaći.
Il ritorno a Dubrovnik ci fa davvero rimpiangere questi scenari infiniti di montagne e vallate a perdita d’occhio. Ci mancheranno molto le conversazioni non verbali e gli spontanei gesti di ospitalità che abbiamo ricevuto lungo il percorso. Insomma: neanche mezz’ora nel caos assurdo della città croata e ci siamo già fatti fregare al primo gelataio acchiappa-turisti lungo il viale.
E sul conflitto? I segni della guerra si vedono eccome, ma non siamo reporter, né vogliamo scadere in una narrazione che vanta esperti ben più preparati di noi. Lasciamo volentieri questo compito ad altri; per noi i Balcani sono stati una rocambolesca scoperta in bici, in bilico tra le montagne più inaspettate dell’Est”.

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Photo Credit: Giovanni Zati