Mantova • Campo Canoa
7-9 giugno 2024

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7-9 giugno 2024

FOUR GUINNESS, PLEASE!

martedì, 14 Maggio, 2024

In Irlanda mi aspettavo la pioggia, e l’ho presa.
Mi aspettavo un territorio più pianeggiante, ma di salite ce n’erano per sempre!
Mi aspettavo di incontrare tanta bella gente, ma non così tanta.
Mi aspettavo la bici rotta dopo le botte prese in aereo, ed è arrivata intatta.
Mi aspettavo che il pezzo forte fossero le Cliffs of Moher, leggendarie scogliere altissime: sono una bomba. Ma c’è perfino di meglio, molto meglio!
Non mi aspettavo il deserto verde nel Connemara, e me ne sono innamorato.
Non mi aspettavo di impazzire per la Guinness, ma è successo e per la prima volta in anni e anni, per due settimane non ho bevuto nemmeno una birra bionda. Solo una rossa. Il resto Stout!

Riassumere un viaggio in bici è difficile, anche se di sole 2 settimane, perché di cose ne vivi tantissime e tutte intensamente e vorresti raccontare tutto… ma alla fine siccome ruota tutto attorno a poche cose semplici, racconterò solo di queste. Il nostro viaggio sulla costa occidentale dell’Irlanda mi ha dato tutto quello che desidero da un viaggio in bici: l’avventura, il divertimento, la tranquillità, la pedalabilità, il paesaggio, il cibo, la gente (quella che ti porti con te e quella che incontri) e la birra!

Grazie ai consigli preziosi di un’amica che ci ha vissuto per 15 anni, grazie al web e Komoot abbiamo scelto di combinare un mix di tutto il meglio che l’Irlanda possa offrire per le nostre esigenze, concentrando tutti i giorni in sella sul territorio dell’ovest, dove trascorrere una decina di giorni.

Siamo ai primi di agosto e sono qui con mia moglie e due grandissimi amici.

A differenza di qualche turista tedesco in vacanza in Italia, che preferisce noleggiare la bici sul posto e portarsi casse di birra da casa, noi in Irlanda ci portiamo la nostra bici, ma la birra ci teniamo a noleggiarla sul posto, quella locale…

Arrivati a Dublino con Ryanair, ci spostiamo a Killarney in treno (3 ore, 20 euro a persona). Dublino la visiteremo gli ultimi 2 giorni prima di tornare in Italia. Le sacche con cui abbiamo trasportato le nostre compagne di viaggio di acciaio le lasciamo da Donny Brooks bike shop, contattato in anticipo non solo per questa esigenza ma anche in previsione di eventuali riparazioni. Con Carla è la quinta volta che mettiamo le bici in aereo: ormai abbiamo imparato ad impacchettarle bene ma se vedi come le trattano ti viene male e qualcosa può sempre succedere… per fortuna le bici arrivano sane e salve, ma io non riesco a rimontare bene la serie sterzo perché ho quelle fighettate bikeporn che si rovinano a guardarle, e il meccanismo mi fa un gioco fastidioso. Il meccanico di Donny Brooks mi sistema tutto non senza fatica, perdendoci 15minuti, ma non mi chiede niente. “Enjoy Ireland”, mi dice. E non vedo l’ora di godermela questa Irlanda!

I treni ufficialmente accolgono solo 3 bici alla volta, ma i capitreno sono estremamente gentili e non rigidi, per cui la quarta bici ce la lasciano caricare, mettendola nel corridoio.

Siamo alla vigilia del giorno più importante dell’anno, la partenza per l’avventura che abbiamo desiderato per mesi e mesi e finalmente quei nomi visti sulle mappe li vedi sui cartelli.

Però piove, ci sono 17 gradi e le previsioni per domani fanno schifo. Fanculo! Andiamo al primo pub: “four Guinness please”. Va già tutto meglio, alla pioggia ci penseremo domani, intanto brindiamo!

Siamo pronti per partire: non abbiamo prenotato nessun posto per dormire, vedremo come andrà giorno per giorno e abbiamo una traccia che in parte seguiremo, in parte lasceremo per andare in posti migliori o chissà…mica tutto dev’essere pianificato. Infatti subito la cambiamo: abbiamo deciso di evitare il famoso ring of Kerry, puntando su sua cugina la penisola di Dingle, subito a nord: ma scopriamo che c’è la Black Valley qui vicino a Killarney (Cill Arne in gaelico, qui lingua ufficiale ovunque – è tutto scritto e detto in due lingue, con l’inglese). Sembra un posto molto selvaggio e ci lasciamo affascinare anche dal nome, così il nostro viaggio inizia con una sorpresa stupenda, anche grazie al meteo che fino a sera ci grazia.

Facciamo tanto sterrrato, tante strade secondarie, un parco naturale con una stradina in mezzo ad un lago e un bel passo, il Gap of Danloe.

Nel giro di poche ore siamo finalmente in un’altra dimensione.

Inizia a piovere e dopo un’ora sotto un discreto diluvio ci andiamo a riparare in un pub. I pub sono vere e proprie locande, dove c’è sempre anche da mangiare e spesso hanno qualche camera (in questo periodo “fully booked”). Noi mentre aspettiamo una zuppa calda o un panino cerchiamo da dormire su booking.com ma non c’è niente. Nel frattempo Trish, la signora che ci serve al pub, ci chiede subito da dove veniamo, dove andiamo, ecc e dove dormiremo stanotte e questo non lo sappiamo. Lei allora inizia spontaneamente ad aiutarci e a fornirci numeri di telefono di privati che conosce che affittano camere e un po’ chiamiamo noi e un po’ chiama lei. Troppo gentile, alla fine troviamo e finiamo la tappa senza pioggia in una pensione all’inizio della penisola di Dingle.

I giorni successivi a parte due mezze giornate con pioggia, il meteo è stato perfetto per pedalare, attorno ai 20° e noi abbiamo alternato tratti sulla costa ad altri all’interno, pedalando in totale per 620km con 6500m D+ mentre la traccia fatta al pc ne indicava solo 4000. Le strade sono perfette, ma occhio a tenere la sinistra e a guardare dalla parte giusta! Certo, ci aspettavamo meno salite e meno fatica ma temevamo quindi più monotonia sia ciclistica che paesaggistica invece è stato tutto superiore alle aspettative anche da questo punto di vista. Abbiamo visto luoghi famosi e affollati come Dingle, Galway e le Cliffs of Moher e tantissima bellezza semplice, quella che apprezziamo in particolare noi che viaggiamo così, lungo un muro a secco in mezzo a delle campagne. Particolarmente belle sono risultate anche la baia di Westport e Doolin.

Ci siamo infilati in qualche sterrato, passando ore e ore da soli, accompagnati solo dall’immancabile saluto delle pecore. Il territorio è particolarmente adatto ad un viaggio in bici, specie con le gravel: è tutto selvaggio senza essere necessariamente estremo, perché non ci sono animali pericolosi e comunque siamo in un paese evoluto con gente molto cordiale pronta ad aiutare. Tuttavia, la sensazione di remoto è altissima e puoi tranquillamente passare mezza giornata nel deserto verde senza incontrare nessuno, quindi nemmeno un bar o una fontana, tra boschi, sterrati infiniti e laghi in cui poter fare il bagno.

Ci è successo nel Burren N.P. e poi nel Connemara, salendo da Galway a Westport.

Abbiamo fatto fatica a trovare da dormire: quindi consiglio di pianificare un viaggio in Irlanda non le prime due settimane di agosto perché sono l’altissima stagione come da noi, e non come in altri posti in nord Europa dove saremmo già in qualcosa più analogo al nostro settembre. Avendo voglia di portarsi la tenda, le occasioni per vivere l’outdoor a pieno sono infinite. Noi comunque sotto un ponte non siamo finiti e tra air b&b in case di famiglie private, pensioni semplici e altre più raffinate, siamo sempre riusciti a sistemarci bene. Le colazioni in questi posti sono molto generose e servono tantissimo per la giornata ciclistica!

La cucina irlandese è stata migliorata in generale moltissimo negli ultimi 10 anni; dalle fish&chips alla zuppa di frutti di mare passando per tanti semplici e sofisticati piatti di carne e patate abbiamo anche mangiato sempre molto bene in ristoranti e pub. La Guinness è stata un’altra piacevole sorpresa del viaggio, perché è una cosa diversa e diversa dalla Guinness che si beve qui. E’ stata decisamente la nostra quinta compagna di viaggio, a fine giro e a cena, sempre four Guinnes please!

Consigli vari:

– aspettate che il barista vi consegni la Guinness; lui sa quando è pronta

– attaccate bottone con qualcuno al pub e se siete timidi o parlate male inglese, bevete due pinte e lasciatevi andare.

– Evitate le strade N – molto molto trafficate;

– tenete la sinistra!

– Negozi di bici ce ne sono tantissimi nelle cittadine, ma fanno prevalentemente riparazione e vendita di prodotti molto standard. Però come detto il territorio è talmente vasto che bisogna essere autosufficienti: noi abbiamo bucato una sola volta ma abbiamo rotto la catena a 70km dal primo negozio di bici, quindi aver avuto dietro il kit e le falsemaglie per ripararla al volo è stato fondamentale.

– Pecore e vacche ovunque chiamano moscerini e tafani. Non è un grande problema ma meglio aver dietro qualche spray e crema anti punture.

– Periodo: evitare agosto, molto caro e con i B&B sempre pieni, meglio maggio, giugno e luglio

– con il set di borse Miss Grape che avevo (2 da forcella 5lt. Cad + 1 da manubrio 12lt circa, + telaio 5lt + sottosella 13lt avevo dietro tutto per pedalare di giorno al caldo e al freddo e per uscire la sera in jeans, felpa, piumino mezze maniche, con un paio di scarpe in gore-tex;- serve equipaggiamento impermeabile completo e buono;

– in bikepacking anche l’attrezzatura fotografica deve essere compatta quindi purtroppo niente reflex ma due compatte.