Mantova • Campo Canoa
7-9 giugno 2024

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7-9 giugno 2024

Elogio all’incertezza

mercoledì, 22 Maggio, 2024

Se la partenza non ti spaventa vuol dire che non stai andando
abbastanza lontano.
Osare per i coraggiosi è facile, puntano il dito sul mappamondo e si
buttano, ma per la maggior parte di chi sta per partire è sempre un
bel casino domare le emozioni e placare la paura.

Occhi spalancati alle quattro di mattina pensando cosa ne sarà di
noi tra le savane d’Africa o le steppe mongole, dubbi se quel sacco
a pelo sarà abbastanza caldo o moriremo congelati, mille prove in
bici, avanti e indietro, sulla via di casa per vedere se tutto regge e
tutto rimane al suo posto.

Benvenuto in questo marasma di incertezze ma non dimenticare
che, se sei in questa situazione, è perché la parte più difficile l’hai
già superata: hai deciso di vivere il tuo sogno.

Tutto nasce molto tempo fa, quando hai sentito quel nome per la
prima volta, ascoltato un racconto da un amico o visto una foto
scrollando Instagram. Dopodiché hai interrogato Google per
saperne di più, quindi blog, vlog, forum e infine full immersion di
libri, geopolitica e cartine.

Ora solo pronunciare il nome di quella destinazione è sufficiente
per accelerare il battito e aprire le cataratte della fantasia.
Per nostra natura questo sarebbe il momento di guardare il
comodino, aprire il cassetto, sbatterci dentro questo stupendo
sogno e richiuderlo mettendoci anche un lucchetto a
combinazione, facendo di tutto per dimenticarci la sequenza dei
numeri rimescolandoli nella nostra testa con le più svariate scuse e
vittimismi. Sarà al sicuro per anni,
fino a quando i tarli del tempo distruggeranno la struttura e
sarà troppo tardi, ma non per i rimpianti.

Bene, tu hai appena scardinato quel cassetto e deciso di adorarne
il contenuto, la parte più difficile è fatta. Adesso però bisogna
decifrare l’ignoto il più possibile per equiparare il fascino del nuovo
con l’angoscia dell’incertezza.
Per sentirsi pronti come uno spartano in battaglia è essenziale
prepararsi al meglio, perché a differenza dei greci non abbiamo un
oracolo al quale chiedere del futuro.
Inizieremo a fantasticare su ogni possibile rottura meccanica e su
come ripararla, stiveremo dentro le borse attrezzi al pari di
un’officina e non basterà la connessione internet di casa
per visionare tutti i tutorial su YouTube.
Passeremo in rassegna tutto il vestiario e il dramma si consumerà
tra quante paia di mutande portare e l’incastro dell’enorme mole
del piumino.

Toccherà poi alla tenda e al materassino, pesanti e resistenti o
leggeri e costosissimi?
Ci metteremo ore infinite per convincerci che ogni scelta presa fino
ad ora sia la migliore. 
È affascinante come la mente rimarrà attenta su queste dinamiche
illudendosi di avere un qualche controllo su ciò che avverrà, perché
una volta lanciati i dadi toccherà alla sorte fare il resto, ma pur
consapevoli, tutto ciò ci calma.

Infine, riusciremo ad escogitare il famigerato piano B, indiscutibile
panacea per ogni tensione e spettacolare via di fuga da ogni
problema.
Tutto pronto e si parte.
Indescrivibile la gioia all’arrivo bagagli quando appare la bici dalla
porta dei fuori misura, e che felicità vedendo il cartone pressoché
intatto. Un taxi o un pullman fino allo start, o il montaggio lì diretti,
e ci siamo, finalmente si inizia a pedalare.
Già dal primo metro sconcerta l’adrenalina scaturita dall’aver finito
di dipendere dagli altri, dal funzionario governativo che ti ha
rilasciato il visto per essere lì, dalla ragazza al check-in che
avrebbe potuto non imbarcarti la bici, e a tutti gli sbattimenti avuti
nella preparazione. Tutto quello
non esiste più, adesso esiste solo la voglia di pedalare per
raggiungere quel luogo.

Mediamente per qualche giorno andrà tutto alla grande e saremo in
tabella di marcia, poi all’improvviso “BAM!” e manco servirà
scomodare il famosissimo piano B che ci
rimboccava le coperte nelle notti tormentate, perché sarà obsoleto
ed inappropriato.
Non si tratta di un incidente, di un’inondazione o di un’invasione di
cavallette, ma semplicemente la presa di coscienza che possiamo
creare ciò che più ci piace.

Senza questo debutto sarebbe stata impensabile un’altra
pianificazione ma ora è bastato uno sguardo lungo l’orizzonte per
essere attratti da un’altra pista, o da un racconto di un luogo
meraviglioso ascoltato al mercato del
villaggio. Come pattinatori sul ghiaccio senz’attrito sarà un gioco da ragazzi
riprendere in mano sestante e cartina per riscrivere un nuovo
viaggio.

Per spingere sui pedali ci siamo allenati e per fregare la paura
idem, ed è solo grazie alla nostra preparazione meticolosa che
adesso siamo liberi di andare ovunque vogliamo e non
basterebbero le lettere dell’alfabeto per
classificare tutti i prossimi piani che metteremo in atto perché il
saper viaggiare è esclusivamente questo, essere liberi di andare
ovunque.

Quindi facciamo un altare a quella paura che ci ha fatto studiare
così tanto, che ci ha messo in allerta su ogni possibile intoppo, che
ci ha tenuto e ci terrà sul focus del nostro sogno.
A questo punto mi dispiaccio per gli impavidi che hanno anteposto
la certezza al dubbio, che hanno sottovalutato gli imprevisti ed
esaltato l’audacia.
Cederanno a compromessi per le sguarnite fila della conoscenza, a
loro solo un ripiego, un biglietto dell’autobus o peggio un rientro.
Viva il piano B, viva l’incertezza, viva perfino l’ansia, irrinunciabili
alleati di ogni sognatore senza più comodini.