BAM! È il raduno di chi viaggia in bicicletta

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5-7 giugno 2026
Villa Contarini • Piazzola sul Brenta

Dalla pista al sentiero: Jacopo Lahbi, il ribelle col sorriso

Disavventure belle raccontate bene

La felicità non è reale se non è condivisa? 
Devi ancora fare sapere alla tua famiglia che quella volta eri andato in bici e non in viaggio di lavoro?
Condividi con noi il racconto della tua avventura in bicicletta, sulle montagne di Katmandu o dietro casa.
I racconti più belli saranno pubblicati nell’apposita sezione del blog di BAM!
Al BAM! riserveremo una accoglienza speciale ai nostri scrittori.

Istruzioni:

Massimo una cartella (2000 battute, spazi inclusi) + 3/5 foto orizzontali (1200×800 px).

Invia il tuo racconto a info@bameurope.it

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Per fare un ritratto di Jacopo Lahbi devi partire dai suoi occhi: è una di quelle persone che sembrano sempre sul punto di scoppiare a ridere per qualcosa. E chi sa ridere della vita, solitamente, ha una buona storia da raccontare. 

Nel caso di Jacopo, grandissimo pogatore durante i nostri concerti, la letteratura si fa attorno alla sua carriera di mezzofondista di livello internazionale, alla sua vita da ciclista fuori dagli schemi e, per l’appunto, a quel modo di affrontare il destino prendendolo “alla leggera”.

Classe 93, passa la sua intera infanzia e adolescenza a correre e diventa professionista nel mondo dell’atletica, incolla a quelle scarpe leggere quasi tutto il suo destino, finché qualcosa si rompe, cambia, evolve. È fra i fondatori e membro attivissimo di Enough Cycling, squadra e collettivo di ciclismo che negli ultimi anni ha rivoluzionato il modo di vedere e vivere questo sport, a livello agonistico. Aggiungendo anche spirito che ci spinge a prendere la bici e andando lontano, sempre con un che di anticonformista che ci piace molto.

Quella con Jacopo la prima intervista atipica di BAMtastic!, la nostra nuova e spumeggiante newsletter.

Qual è il tuo primo ricordo di te che corri e cosa significa essere un bambino, e poi un ragazzo, che si allena per diventare un professionista?

«Non ho un primo ricordo preciso: in pista ci sono praticamente nato. È stato il mio mondo fino al 2020. Allenarsi con obiettivi importanti significa avere le idee chiare sulle proprie priorità e accettare di mettere in secondo piano tutto ciò che non ti avvicina ai risultati che cerchi. Da bambino è frustrante, ma col tempo arriva la consapevolezza: inizi a vedere i frutti dei sacrifici, capisci perché stai lottando. E per molti questo basta per gettare le basi di carriere che durano decenni.»

Quand’è che lo specchio si è incrinato? Quando hai deciso che la tua strada era un’altra?

«In realtà non si è mai davvero incrinato. Correre mi piaceva, e mi ha regalato tanti bei ricordi.Ma crescendo ho capito che, per primeggiare, dovevo rinunciare a sviluppare parti di me importanti. C’era sempre una parte curiosa, inquieta, affamata di avventura, che nella vita di uno sportivo non trovava spazio. A un certo punto ho deciso di darle voce: con serenità ho dato ai miei grandi obiettivi una scadenza, e nel 2020 ho chiuso la mia carriera da atleta.»

Viene poi la scelta della bici come mezzo per esprimere sforzo e viaggio. Quando ti sei reso conto che poteva essere amore?

«Direi da subito. Per anni ho solo osservato: non potendo ancora praticare, studiavo, guardavo, mi appassionavo. Ricordo un primo momento “wow”: scoprire i viaggi e l’energia che trasmettevano Cento Canesio e i Tigers, oppure la prima volta che sono entrato dai Fratelli Scavezzon a Mirano. Quando ho iniziato a pedalare, ho conosciuto persone straordinarie che mi hanno insegnato tanto e trasmesso passione. Da lì ai primi viaggi è passato poco, e quelli mi hanno davvero aperto un mondo, letteralmente!»

E il progetto Enough? Sei tra i fondatori: ci puoi raccontare cosa ti ha spinto a metterlo insieme e dove state andando?

«Enough nasce dalla convinzione che una bicicletta sia abbastanza per essere felici. È un modo per unire persone diverse, con approcci, storie e stili differenti.Per me, la spinta è stata il desiderio di trasmettere che in bici non servono etichette per definirsi. Mi piace pensare che Enough sia un terreno fertile dove ognuno può esprimere le proprie imperfezioni e la propria originalità, dentro e fuori dalla bici. Raccontare oggi dove stiamo andando non è facile: il mondo cambia in fretta, ma continuare a ricordarsi che una bici è abbastanza per essere felici non sarà mai fuori tempo. Ed è proprio questo lo spirito che ci muove, lo stesso di cinque anni fa.»

Chiediamo a ogni nostro ospite qual è il suo “spirito guida”: non per forza una persona, può essere un libro, un albero, un concetto. Ciò che ti motiva quando fuori c’è la nebbia.

«Non credo di avere uno spirito guida vero e proprio. Spesso, però, trovo stimoli in una visione ,direi quasi pirandelliana, delle cose.Nella bici vedo una costante: è sempre lì, pronta ad assecondare le tante personalità di cui siamo fatti, anche quelle in contrasto tra loro.C’è spazio per i momenti più introspettivi e per quelli in cui ho voglia di stare in mezzo alla gente, per quando cerco le endorfine e per quando non voglio fare neanche un metro di fatica.Per chi la vive per quello che è, lontano da costrizioni e ossessioni, una bici sarà sempre abbastanza per essere felici, anche quando fuori c’è la nebbia.»

G.Cury

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