Ci sono persone che arrivano al bikepacking dopo anni di gare endurance, mappe piene di appunti e lunghissime traversate.
E poi ci sono quelli che ci arrivano quasi per caso, dopo aver passato una vita a guidare bici tra rock garden, trail alpini e bike park.
Nel caso di Tobias Reischle, product manager di EVOC, il percorso è stato più o meno questo.
Per anni il suo mondo è stato quello della mountain bike. Enduro, riding tecnico, evoluzione continua della MTB dagli anni Novanta a oggi. Poi, a un certo punto, sono arrivate le borse sul telaio, le strade sterrate del Portogallo e quel senso molto semplice ma potentissimo di partire con tutto ciò che serve attaccato alla bici.
Oggi Tobias lavora allo sviluppo della linea bikepacking di EVOC, un brand nato nel gravity e diventato negli anni uno dei riferimenti per chi viaggia e pedala fuori dall’asfalto. Una gamma fatta di frame bag impermeabili, handlebar pack, top tube bag e soluzioni pensate per stare ferme anche quando il terreno sotto le ruote smette di esserlo.
Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per parlare di biciclette anni ’90, viaggi nei Balcani, Eroica, trail riding e di quella linea sottile che oggi separa, o forse unisce, mountain biking e bikepacking.

Prima di tutto: che tipo di ciclista sei? Sempre che tu abbia voglia di metterti dentro una categoria.
Credo di essere uno di quei ciclisti che ormai non riescono più a stare dentro una sola categoria.
Ho iniziato con la mountain bike negli anni Novanta e ho vissuto praticamente tutta l’evoluzione della MTB degli ultimi trent’anni. Ma allo stesso tempo ho sempre amato anche la bici da strada. Poi, qualche anno fa, sono arrivati il gravel e il bikepacking.
E, giusto per divertimento, ho partecipato cinque volte all’Eroica di Gaiole. Amo davvero le biciclette classiche.
Quindi sì, infilarmi dentro una sola categoria sarebbe piuttosto difficile.
Ti ricordi la prima volta che hai montato delle borse sulla bici? E soprattutto: dove stavi andando?
Assolutamente sì.
Il mio primo vero viaggio bikepacking è stato nel 2022. Con un amico abbiamo attraversato parte del Portogallo, pedalando da Lisbona verso il sud del paese.
La cosa divertente è che entrambi usavamo vecchie mountain bike hardtail degli anni Novanta, equipaggiate con borse EVOC. Non era una questione di performance o velocità. Era più una sensazione di libertà, semplicità e piacere di attraversare un territorio con i propri tempi.
E devo dire che mi è sembrato subito naturale.
Quanto ha cambiato il tuo modo di vivere la bici la possibilità di caricare la MTB per viaggiare?
Parecchio.
Per i viaggi lunghi, portare il peso sulla bici invece che sulla schiena cambia completamente l’esperienza. Si suda meno, la bici resta più equilibrata e in generale si sta molto più comodi durante le lunghe giornate in sella.
Ma cambia anche mentalmente il modo di pedalare. Quando tutto quello che ti serve è fissato al telaio, il viaggio smette di essere allenamento o performance e diventa esplorazione.
Ovviamente alcune bici funzionano meglio di altre per questo tipo di esperienza. Gravel e hardtail sono perfette. La mia enduro invece continua a essere la bici che uso per i trail e le uscite più aggressive.
Quella non la porterei davvero in viaggio.

Dopo aver provato un po’ di tutto, oggi cosa preferisci per viaggiare: gravel o MTB?
Onestamente amo entrambe, ma per motivi molto diversi.
Pedalare sui trail con la mia enduro resta uno dei pochi momenti in cui riesco a concentrarmi completamente su una sola cosa e dimenticare tutto il resto. È quasi una forma di meditazione. Certo, una meditazione con un certo rischio di schiantarsi, dipende sempre da come si guida.
Il bikepacking invece mi regala un altro tipo di libertà.
Attacchi tutto quello che ti serve alla bici, inizi a pedalare e improvvisamente il mondo diventa molto semplice. Quella sensazione di indipendenza mi piace tantissimo.
Quali prodotti EVOC finiscono più spesso sulle tue bici? Ce n’è uno a cui non riusciresti più a rinunciare?
Probabilmente il FRAME PACK WP. La nuova versione si chiama FRAME PACK WP 3.
Lo uso praticamente sempre, anche nelle uscite lunghe su strada. È perfetto per infilare cibo, una giacca antipioggia o tutte quelle cose che vuoi avere facilmente accessibili durante la giornata.
Credo che quando ti abitui ad avere quello spazio extra dentro il triangolo del telaio sia difficile tornare indietro.
E il fatto che sia impermeabile e molto stabile anche sullo sconnesso fa davvero la differenza.

Possiamo chiederti anche com’era il setup del tuo ultimo viaggio?
L’ultimo setup completo l’ho usato per un viaggio di tre settimane nei Balcani.
Avevo una configurazione piuttosto minimale: frame bag, seat pack, handlebar bag e poco altro. Col tempo mi sono accorto che mi piace viaggiare sempre più leggero.
A un certo punto inizi a capire cosa ti serve davvero e cosa invece è soltanto “comodo avere”.
E forse è proprio una delle cose più belle che insegna il bikepacking.
